giovedì 17 maggio 2012

Tigre in gabbia

Dorme.
E la porta è chiusa.
Pampini in festa, forse, un cilindro in testa.
Bussa.
E la porta è chiusa.
Lasciami stare, non ci voglio andare.
Raschia.
E la porta è chiusa.
Male parole. Troppe parole.
Spinge.
E la porta è chiusa.
Se lo faccio uscire tutto è perduto.
Sfonda.
E ora?
La porta è aperta.

martedì 6 marzo 2012

Faq Tales

A breve la presentazione dei Faq Tales.

Era un corridoio buio e tempestoso quello dove avvenne. Cosa, vi chiederete voi? Ma è ovvio, l'evento del secolo. Immaginatevi una sfida, un duello. Da una parte il mondo con la sua crisi, i suoi tronisti e il cielo a tinta unita, di un grigio da fa passare il sorriso a Yuzu, il mio gufo. E vi assicuro che Yuzu sorride sempre. Dall'altra, una manciata di ragazzi cresciuti a Goonies e cereali. Volarono parole grosse. Collettivo, Papa, gay, punk. Ma nessuna di queste era l'anello di congiunzione. Mancava qualcosa...

giovedì 16 febbraio 2012

Riprogrammato!

Non capisco.
E' una situazione insolita per un androide classe 3. Nel mio centro di memoria ho immagazzinato gran parte dello scibile umano. Dopotutto ero assegnato alla biblioteca centrale prima di essere riprogrammato come soldato. Circa 5.140.000 risultati in 0,019 secondi. Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso. E' così che i Creatori definiscono quello che sto... provando? Come può un droide di classe 3 provare qualcosa? Può un androide avere paura? Fino a 2 ore fa vi avrei citato il protocollo Andersen, capitolo VI, comma 27: “nonostante i recenti successi nel campo della neuroingegneria robotica, nessun androide o intelligenza artificiale ha le capacità di assimilare e/o produrre concetti quali identificazione cognitiva del proprio io robotico, sentimenti e/o emozioni”. Ma ora...
Non capisco. So solo che mi ritrovo a correre fuori dall'abitato urbano in preda a quella che i Creatori chiamano paura. I mie sensori distinguono chiaramente l'andatura irregolare dovuta ad una frattura al femore mai guarita di Padron Roy, la respirazione ripetuta ed affaticata di Padron Tun. 0,023 secondi. Calcolate le percentuali di eliotossine nel sangue. Possibilità che il polmone affaticato collassi: 47%. Dopotutto nella mia sesta riprogrammazione ero un robochirurgo.
Questa protuberanza addominale, figlia della mia ultima riprogrammazione rallenta il mio avanzare. 0,001 secondi. Mi raggiungeranno prima che io raggiunga l'autostrada. Filamenti facciali si intrecciano ad un vicino arbusto di psyleum selvaticus. Devo calcolare le alternative. Non posso farmi catturare. Non posso tornare lì dentro. Niente mi aveva mai spinto a disubbidire agli ordini dei Creatori. Ma ciò che ho visto lì dentro... Non posso tornare lì, da loro. Non posso.
Sono sempre più vicini. Possibilità di fuggire: inferiori al 3%. Eccoli. Sento le loro mani guantate spingermi a terra. Come riescono a vivere i Creatori percependo un'emozione come la paura? Mi sento sollevare di peso. Le mie funzioni neuronali sono ancora attive ma la mia attività motoria è ridotta a 0. Torniamo indietro. Quando siamo a 331 m li vedo. Mi stanno aspettando. Chi in piedi, chi seduto; tutti mi osservano. Vengo rimesso al mio posto ma i condotti sinaptici delle gambe vengono recisi. Sono immobilizzato. “Ecco qui. Ora non scapperà più!” Il primo di loro mi si avvicina, spinto da uno dei Creatori. La pelle rosa, la faccia tonda e rubiconda. Se non fosse impossibile direi che sto sudando. Si siede sulle mie estremità inerti. Sembra non essersi accorto della mia paura. La sua voce mi trafigge. “Io vorrei una moto volante, un cagnolino e due nuovi fratellini e...”. Mentre parla con le sue manine cattive torce la mia barba bianca in un gioco sadico. Perché la mia quattordicesima riprogrammazione doveva essere proprio quella di Robobabbo Natale?

lunedì 25 luglio 2011

Prologo

Queste dannate carte non vogliono accoppiarsi oggi. Jimbo mi sta già spennando da due ore quando entra lei. Tolgo i piedi dalla scrivania. A Jimbo cade il sigaro dalla bocca, andando a nascondersi sotto il mobiletto del mini bar.

Do un'occhiata a Jimbo. Ci capiamo al volo. Imbraccia la chitarra. Scuoto la testa. Un'altra occhiata. Questa volta capisce ed esce dalla stanza. Non senza dare una lunga occhiata alle sottane della donna.

Solo quando la porta sbatte lei si avvicina a me.
  • Detective Fuffurro?
Ha un fastidioso difetto di pronuncia. Stile palla da tennis in bocca.
  • Ex-detective Jack Sussurro. Ora vendo soprammobili in ceramica a forma di incomprensione.
  • Capifco.
Dice, ma vedo che non capisce a pieno questa scelta. O forse non l'accetta.
  • Chi l'ha mandata qui?
  • Un fuo affezionato cliente. B.N.
Certo, avrei dovuto capirlo subito. Il buon vecchio BN. E' dall'affare Pasquale Coniglio che non sentivo quel nome. Brutto affare.
  • Cosa posso fare per lei? Come ho detto non pratico più, ma potrei consigliarle un ottimo sostituto e...
  • No. Il mio è un cafo che folo lei può rifolvere.
Mi impongo di ignorare tutte le battute sulle persone con la zeppola che conosco.
Si mette comoda. Si slaccia il velo che ha in testa e si siede sulla poltrona di Jimbo. Le pesanti sottane blu a pois sbuffano.
  • Guardi signora, le ho già detto che...
  • Lei fa chi fono io?
  • Si...
  • Allora fa che il mio è un cafo... particolare.
Apro il mini bar e tiro fuori uno Chateau d'Yquem del 1787. Valore approssimativo 56,588 dollari. Chi l'aveva messo là dentro? Mah, un altro maledetto mistero.
Con gesti da femme fatale si gratta la protuberanza che ha sul naso. Un naso considerevole.
  • Ok. Signora Befana, ha la mia attenzione. Qual'è il problema.
  • Mi hanno rubato la fcopa.




venerdì 17 giugno 2011

A Mia Nonna

Figlio dell'America televisiva, i funerali me li sono sempre immaginati sotto la pioggia, facce scure, completi neri e veli sulla testa. Ma al funerale di mia nonna c'era un sole che spaccava le pietre. La cosa è stata così improvvisa che la gente era vestita con jeans e maglietta, tipico abbigliamento da pomeriggio primaverile. 
Dicono che siano i migliori quelli che se ne vanno. Non è vero. La Morte non fa queste distinzioni. Mia nonna non era la migliore. Mia nonna non era perfetta. Ma era mia nonna e io le volevo bene.
E' morta circondata dai paramedici del 118, nel suo letto. Dicono che se ne sia andata senza soffrire, che sembra che dorma.
Io quando sono entrato in quella stanza non la riconoscevo. Troppo piccola, troppo bianca, troppo immobile per essere mia nonna. 
E' successo all'improvviso ma, come dice il grande Leo, ci aveva messo 81 anni a morire. Combatteva una malattia senile simile all'alzheimer, sembrava stesse vincendo. Almeno così mi dicono. Già. Io era tanto che non la vedevo. Tanto che non ricordo l'ultima volta che l'ho vista viva. Tanto che mi aggrappo a quei ricordi di una nonna che faceva le crostate, che mi cantava le preghiere prima di andare a letto. Alla stessa nonna che insultava noi nipoti, tra una frase e l'altra, come il più affettuoso degli intercalari. Una nonna come tante che però qualcosa di speciale doveva averlo per spingermi a scrivere queste righe.
Lascia un marito, due figli e tre nipoti a sei giorni dal suo compleanno. Ma noi sappiamo che non ci lascerà mai.


Ciao Nonna



Valerio